Scusate il ritardo, ma la pubblicazione domenicale del Venerdì dello Spèsso è dovuta al fatto che ho trascorso quest’ultimo periodo nel Paesino, senza alcuna connessione a internet.
E’ stato un po’ come disintossicarsi.
In un certo senso, ho provato a farmi balena.
Ed ora, buona lettura.
Il Venerdì dello Spèsso

“Alla deriva”
ovvero
“Gli uomini possono sembrare detestabili presi in società commerciali e in nazioni, possono esserci tra loro dei furfanti, degli stupidi e degli assassini, possono avere facce vili e sparute, ma l’uomo, nell’ideale, è così nobile e così splendido, è una creatura così grande e radiosa, che sopra ogni sua macchia d’ignominia tutti i compagni dovrebbero correre a gettare i loro mantelli più preziosi” (Herman Melville, Moby Dick o la Balena)
…ma alla fine come fai a non capirle? Dico le balene. Sono creature nobili, silenziose, immensamente delicate. Si muovono con grazia sommersa, rimescolando masse d’acqua e gettando la grande coda fuori dal pelo dell’onda, con affascinanti giochi di luce e di riflessi. Sono immense, nella loro potente mole. Sono completamente indifese. Incapaci di bloccare l’invasione del loro mondo da parte di sonar, radar, petrolio, veleni e chi più ne ha più ne metta. Stordite e confuse, perdono la direzione e si ritrovano ad agonizzare su una spiaggia, di norma soccorse da volenterosi animalisti.
Alcuni la pensano così, almeno. Ma nessuno ha mai preso in considerazione, per un momento, il punto di vista del cetaceo. Mettiamo che una mattina ci svegliassimo abbalenati. Balene, insomma. Dopo un iniziale smarrimento, credo che tutti potrebbero sentirsi invasi dall’euforia propria dell’animale selvaggio. Si chiama libertà, concetto astratto che per il sottoscritto si estrinseca solo in questo senso, mentre è completamente avulso dalla specie umana, con buona pace degli amici anarchisti. Immerso in un blu immenso ed intenso, profondo e silente, per un attimo l’uomo-balena si sentirà perfetto, immortale.
Poi, la malinconia. Il gigante immerso sentirà, a furia di percorrere le sue rotte, anno dopo anno, stagione dopo stagione, sempre meno potenza, sempre meno maestosità e sempre più abbandono. Così, senza accorgersi, si decide di andare alla deriva. Il blu si fa meno intenso, e si finisce a rotolare nella risacca, ed infine in pochi centimetri d’acqua. E’ una scelta, signori. Chi è libero, in fondo, sceglie. Sceglie perfino la malinconia. Sceglie di lasciarsi morire, piuttosto che condividere un pianeta con animali ferocemente determinati ad uccidere il blu, oggi sempre più nero ed oleoso.
Poi ognuno la pensi come crede, è un diritto. Ma per un momento, provate a farvi balena.
Alla fine, come fai a non capirle?
Lo Spèsso
