Hotel Yorba - The White Stripes

Vengono a trovarmi mamma e papà.

Il giorno prima:
“Fatemi sapere a che ora arrivate, così vi faccio trovare cena pronta”
“No, alla cena pensiamo noi. Ho già tutto pronto”
Impossibile ribattere quando la mamma dice così.

Il giorno stesso, li chiamo quando hanno appena parcheggiato vicino a casa mia.

Vado loro incontro.
In lontananza, vedo due individui carichi come sherpa nepalesi.

Mio padre con tre litri di vino in una mano e una cassa di bottiglie d’acqua nell’altra.
Al suo fianco mia madre, con borsa frigo a tracolla e altre borse in mano.

“Ma voi siete fuori di testa” sono le uniche parole che riesco a pronunciare.

Entrano in casa e iniziano ad estrarre valanghe di cibo.

“Qui c’è la frittata, qui ti ho già fatto bollire i fagiolini così li puoi tenere per domani, qui c’è il pane” e così via.
Seguono a ruota chilometri di bresaola, un chilo di formaggio e un contenitore pieno di anguria a cubetti… “come piace a te”.
Ah. La mamma.

“Qui ti ho portato un po’ di barbera così te lo bevi una volta”
Ah. Il papà.
“Papà, ma come ‘una volta’?! Sono tre litri”
“E allora? Non puoi mica continuare a bere birra. Ti fa male. Bevi del barbera, che fa buon sangue”
“Ma l’acqua?! Perchè mi hai portato una cassa? Lo sai che bevo quella del rubinetto”
“Va là che se ne hai un po’ in bottiglia sei contenta”.

Intanto mamma prepara quintali di bresaola, affetta il rotolo di frittata di fiori di zucca e formaggio e mi chiede coltelli e posate e olio e condimenti come fosse posseduta.
Ah. La mamma.
E’ straordinaria.
E non me la vengano a raccontare.
Io adoro la mamma italiana.
Quella che ti prepara le salsine, come dice il mio amico toscano.
Quella che ha paura tu possa morire di fame e che al compleanno ti cucina il tuo piatto preferito.
“Volevo portarti un po’ di salsa di pomodoro fatta in casa, ma non ci stava più. Te la prendi quando vieni da noi”.
Eccola, appunto. La salsina.
Per forza non ci stava. Come minimo me ne avrebbe portati sette litri.

Si entusiasmano per i calici di vino che ho messo in tavola, anche se, pur di ridurmi al minimo il lavaggio delle stoviglie, insistono dicendo che a loro basta un bicchiere piccolo.
“E perchè non bevete direttamente dalla bottiglia?”, ribatto io.
Se la ridono, mentre mio padre beve di gusto il vino dal calice aggiungendo soddisfatto che gli sembra più buono.

“E il fratellone? L’avete sentito?”
“Sì! Ritorna stasera dalla Tunisia. Sai che è andato là per lavoro?”
“Sì, me lo ha detto”
“Ha detto di non stare in pena, perchè non ce l’avrebbe fatta a telefonarci in questi giorni” specifica la mamma
“Oh. Come no. Pensa te. Adesso siamo noi a stare in pena. Ha già chiamato tre volte quell’agitato” aggiunge mio padre, ghignandosela e versandosi ancora un bicchiere.

L’Agitato’ è mio fratello. Si porta dietro questo soprannome da sempre, in casa nostra.
L’alternativa è ‘Il Rompicoglioni’. Bonariamente, ovvio.
Sapete che lo adoro.

Mi diverto con i miei. Riescono sempre a mettermi di buonumore.
D’altra parte, dopo 49 anni di matrimonio si divertono ancora TRA loro.
Quindi non sarebbe possibile non divertirsi CON loro.

E poi con tutto il barbera che mi versa mio padre, non potrebbe essere altrimenti.
“Bevi un po’, toh, che non stai bene. Hai visto che valori ti sono usciti dagli ultimi esami del sangue? Vuoi andare in terra?”
E va beh. Beviamo. Se lo dice papà.

Ma la cosa più grottesca è che, quando vanno via, sono più carichi di quando sono arrivati.

“Questo lo devi buttare? Da’ qua, che te lo butto io. Quello vuoi riportarlo da noi? Da’ qua, che te lo portiamo noi”.

E così ripartono, come due sherpa nepalesi, e con l’immancabile raccomandazione della mamma:

“Fai attenzione”

?

“A che cosa?”

“Così, in generale”.

Ha ragione. Bisogna fare mooolta attenzione nella vita.
Così, in generale.

Wednesday, August 4, 2010