Il Venerdì dello Spèsso – Puntata 20

Eccolo!

Il Venerdì dello Spèsso

Il fascino discreto della Sinestesia 

ovvero 

I tipi di lavoro sono due: il primo, modificare la posizione di materia sulla o vicino alla superficie della Terra rispettivamente ad altra materia simile; il secondo, dire ad altre persone di fare questo. Il primo tipo è brutto e mal pagato; il secondo è piacevole e pagato molto bene”. (Bertrand Russell) 
 

Tempo di vacanze, si dice in giro. Bene. Io invece sono propenso a prendere a pretesto questa castroneria per aprire un ragionamento più o meno complesso, in qualche modo collegato. Scopriamo dai quotidiani e dalla cronaca dei fatti che il nostro Paese, bellamente rincoglionito da un’orgia d’idiozia diffusa, ignora ciò che di più sacro c’è nel suo essere, ovvero il rispetto delle persone. Nella fattispecie, una nota azienda che ha spugnato alle casse pubbliche milioni di euro (o miliardi di lire, fate vobis) ha deciso ora che l’ultima frontiera in fatto di politiche del lavoro sia il totale annullamento di ogni diritto sindacale. Non ripeto, ma mi auguro che sia palese anche alla vostra ignoranza la mostruosità di questo fatto. 

Mi si vuol far credere, sempre rispettando il canovaccio sopraelencato, che esistano in questo Paese esseri umani intelligenti e dotati di sentimenti che desiderano il male dei propri simili. Io credo, naturalmente. Ho visto e letto molto per farmi pensare che la crudeltà sia un fine distillato del cinismo, che riesce ad esulare dalla coscienza soltanto mascherandosi da ennesimo aspetto del Ruolo (in senso stretto) di responsabilità. Tradotto per voi, chi prende le decisioni è pagato per farlo, e non ci sono cazzi: lo fa. 

Quel che mi ha sconvolto, nel mio bagno estivo di disgusto, è il volto e le parole dell’uomo semplice, che schiaccia il bottone della macchina, che accarezza con la mano la guancia del figlio, che stringe la mano della giovane moglie incinta, che firma per farsi tenere alla catena e che ora, sotto una spinta coercitiva fine come un aculeo di ghiaccio, accetta di rinunciare ai suoi diritti e alla sua dignità convinto che questo potrà alla fine redimere il mare endemico di una terra, di un sistema, di una Storia. Questo mi disgusta. 

E penso sorridendo a Buenaventura Durruti, triste e sbagliato come un Dio minore, e al sogno di un’umanità che moriva ogni giorno nella speranza di rinascere. E penso a quegli uomini che combatterono l’odio con l’amore, affamandosi e piangendo, loro sì sapendo che il sacrificio non sarebbe stato vano, spiegandolo ai figli e alle mogli. Perché di favole e code di fenice, sinceramente, si ha la nausea. Soprattutto sapendo, tra amarezza e consapevole menzogna, che sorge una sola fenice ogni 500 anni. 

E di norma non diventa direttore del personale di una nota azienda. 
 

Lo Spèsso

Saturday, July 31, 2010