Esco alle 18 dal lavoro.
Corro al mare, piazzo l’asciugamano, mi infilo gli occhialini e mi tuffo in acqua.
Da non credere. Pesci piccoli, tantissimi, pesci enormi, pesci colorati, pesci che corrono sul fondo.
Ed io che nuoto in mezzo a loro.
Infilo la testa sott’acqua per dimenticarmi di quello che c’è fuori.
Perchè là sotto non si sente nulla.
Perchè i movimenti sono più lenti e rilassanti.
Poi riemergo, prendo una boccata d’aria e via, di nuovo, con la testa sotto.
E’ un po’ come la storia dello struzzo.
Ed è un po’ come tornare bambini, a divertirsi con le onde che ti schiaffeggiano mentre arranchi per uscire dal mare mosso.
Poi mi butto sulla sabbia, ancora caldissima.
E mi addormento.
Quando mi sveglio il sole è già dietro le colline.
Dalla spiaggia se ne è andata anche quella poca gente che avevo trovato al mio arrivo.
I colori vanno dall’azzurro al rosa.
E in un paio d’ore libero la testa e sputo fuori le tensioni.
Domani mi compro una maschera.
Per stare con i pesci.
Per fare come i pesci che, in fondo, a loro, che cosa gliene frega.
