Il Venerdì dello Spèsso – Puntata 17

E parafrasando Maccio Capatonda… era un sabato di venerdì notte.

Il Venerdì dello Spèsso

Pagina 264 

ovvero 

All’infuori del cane il libro è il migliore amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere”. (Groucho Marx) 
 

Un libro. Non so, mio povero piccolo lettorato, se questo oggetto vi sia amico e vicino, o ostico e lontano. Spero per voi che rientriate nel primo caso, tuttavia la storia che vado a raccontarvi questa settimana è proprio quella di un libro. Dovete sapere che il sottoscritto, infatti, rifiuta di leggere volumi che abbiano venduto un grande numero di copie, specialmente se le copie in oggetto sono state vendute in gran velocità e nei supermercati piuttosto che nelle librerie. Gettare un libro distrattamente dentro il carrello della spesa, tra formaggi, salumi e mutande nuove, è già un modo per ucciderne la dignità. Per leggere questi libri, di solito, lascio passare almeno un lustro, quasi a mettere tra la mia attenzione e centinaia di comodini un rassicurante velo di oblio. Chi usa la letteratura come il Tavor, fortunatamente, tende a dimenticare in fretta. 

Poi capita che a volte, spinto dalle scarse alternative del momento o dallo zelo di un fidato, mi decida ad aprire un libro “campione di vendite”, per sondarne il contenuto e guardare dall’alto in basso l’autore. Raramente capita il contrario, ma capita. Come con l’ultimo libro da me terminato. In questo caso, l’ho trovato su uno scaffale a casa di amici. L’ho chiesto in prestito con un immediato sguardo carico non già di sarcasmo ma di sufficienza. In fondo, pensavo, se tutti hanno letto ‘sta cosa, sarà buono per il contenuto ma una delusione nel linguaggio. Errore. Il linguaggio è giusto (con tutto il peso circostanziale che posso dare a questo vocabolo), l’argomento è profondo, il dramma sentito, il dolore reale, la nausea intensa, il raccapriccio raggelante, la vergogna ponderata. L’ho odiato per 30 pagine, amato a metà, scacciato a tre quarti, interiorizzato al fondo. 

Ora non starò qui a dirvi che cosa ho letto, non farò odiose recensioni né penose votazioni. Ma leggetelo. Inutile che stia a dirvi quale libro sia. Ognuno è perfettamente in grado di sapere quale libro ha deliberatamente ignorato per snobbismo o rifiutato per accidia, pur sospettando che dentro vi si muoveva un mondo pulsante di vita. O di morte. Così come ognuno, aperto quel libro, può capire perché il suo editore abbia una mente fine e perfetta come il meccanismo di un fucile: come dicevo, chi usa la letteratura come il Tavor tende a dimenticare in fretta. E chi, da buon intellettuale, arriva invece con un lustro di ritardo, avrà sempre e solo che da mangiarsi le mani. 

Buon appetito, testa di cazzo. 
 

Lo Spèsso

Saturday, July 3, 2010