
Ho deciso di fare uno strappo alla regola e pubblicare una foto.
Guardatela bene.
Osservate gli occhi di questo ragazzo.
Inutile sottolineare la classe e lo stile di un autoritratto di questa portata.
Chi sono io per commentarlo?
Mi limito a fissare quello sguardo.
Non posso far altro che rimanere incantata di fronte a quell’espressione.
Il ragazzo in questione è Stanley Kubrick.
La foto è quella del manifesto della mostra che sono andata a vedere due giorni fa.
Foto scattate dall’allora fotografo Kubrick, tra i 17 e i 22 anni.
Ne ho ancora pieni gli occhi.
Foto in bianco e nero, stampa quadrata, contrasto ed esposizione senza paragoni.
Sequenze di microstorie, tra cui quella del giovane lustrascarpe, in cui si alternano espressioni da bullo e gioia fanciullesca.
E mentre venivo risucchiata da quelle immagini, pensavo allo Stallone e alla volta in cui mi raccontò l’America attraverso le sue foto, senza aggiungere una parola.
Pensavo a B.J. e a quanto avrei voluto averla lì al mio fianco, di fronte a quelle foto, anche solo per sentirle dire ‘Ma-don-na, Marla’, con quel tono solo suo che esplode ad ogni sillaba.
Pensavo allo Spèsso, che sicuramente si sarebbe tolto il mantello da spèsso e avrebbe sfoderato il sorriso di un ragazzino che improvvisamente sfila le mani dalle tasche e inizia ad applaudire, sempre più forte.
Pensavo a Goo, che mi avrebbe regalato qualche osservazione inaspettata e geniale, con la sua solita naturalezza.
Pensavo a Ics e a quante storie mi avrebbe raccontato su Kubrick e sull’interpretazione dei suoi film, perdendosi nei suoi stessi voli pindarici, e pensavo al Soldato e alle facce che avrebbe fatto ascoltando Ics.
E pensavo al Maestro di Chitarra, che non avrebbe detto nulla, convinto che qualsiasi espressione sarebbe stata superflua, a parte quel sorriso ammirato e appagato che gli viene sempre di fronte alle cose belle.
