Piano Concerto No. 5 (‘Emperor’) - Ludwig van Beethoven

Ho deciso di fare uno strappo alla regola e pubblicare una foto.

Guardatela bene.

Osservate gli occhi di questo ragazzo.

Inutile sottolineare la classe e lo stile di un autoritratto di questa portata.

Chi sono io per commentarlo?

Mi limito a fissare quello sguardo.

Non posso far altro che rimanere incantata di fronte a quell’espressione.

Il ragazzo in questione è Stanley Kubrick.

La foto è quella del manifesto della mostra che sono andata a vedere due giorni fa.

Foto scattate dall’allora fotografo Kubrick, tra i 17 e i 22 anni.

Ne ho ancora pieni gli occhi.

Foto in bianco e nero, stampa quadrata, contrasto ed esposizione senza paragoni.

Sequenze di microstorie, tra cui quella del giovane lustrascarpe, in cui si alternano espressioni da bullo e gioia fanciullesca.

E mentre venivo risucchiata da quelle immagini, pensavo allo Stallone e alla volta in cui mi raccontò l’America attraverso le sue foto, senza aggiungere una parola.

Pensavo a B.J. e a quanto avrei voluto averla lì al mio fianco, di fronte a quelle foto, anche solo per sentirle dire ‘Ma-don-na, Marla’, con quel tono solo suo che esplode ad ogni sillaba.

Pensavo allo Spèsso, che sicuramente si sarebbe tolto il mantello da spèsso e avrebbe sfoderato il sorriso di un ragazzino che improvvisamente sfila le mani dalle tasche e inizia ad applaudire, sempre più forte.

Pensavo a Goo, che mi avrebbe regalato qualche osservazione inaspettata e geniale, con la sua solita naturalezza.

Pensavo a Ics e a quante storie mi avrebbe raccontato su Kubrick e sull’interpretazione dei suoi film, perdendosi nei suoi stessi voli pindarici, e pensavo al Soldato e alle facce che avrebbe fatto ascoltando Ics.

E pensavo al Maestro di Chitarra, che non avrebbe detto nulla, convinto che qualsiasi espressione sarebbe stata superflua, a parte quel sorriso ammirato e appagato che gli viene sempre di fronte alle cose belle.

Monday, June 28, 2010