Il Venerdì dello Spèsso – Puntata 15

Oggi lo Spèsso mi ha inviato una mail che iniziava così:

“Ciao Marla,

il pezzo di oggi. Bello leggero come un tir pieno di chiodi”.

Il Venerdì dello Spèsso

Non sparate sul pianista 

ovvero 

Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione” (Victor Hugo) 
 

Personalmente a scuola mi sono sempre molto divertito. Sia prima, quand’ero uno scolaretto modello, sia dopo, quando decisi di divenire uno studente. Che di norma si traduce “testa di cazzo”, e tale fui. Comunque fosse, riuscivo sempre ad avere piacere di stare con queste altre persone in un’aula ammorbata dall’odore di sudore stantio, ascoltando parole che non sempre condividevo. Solo dopo ho capito che in molti casi avevo persino ragione a dissentire. Di parte ed ammaccata, sempre un passo indietro e rabberciata, l’istruzione di questo Paese è stata in grado in passato di produrre eccellenze commoventi (tra le quali non annovererei di sicuro i lettori di queste righe…), facendo di necessità virtù e sorridendo ad un destino beffardo, che seduto in riva al fiume aspettava. Fino a qualche mese fa. 

Il cadavere dell’istruzione italiana è passato a fil di corrente, come in un commovente fotogramma in bianco e nero sull’ultima guerra civile italiana. Triste il giorno in cui un insegnante (uomo o donna che non sceglie un lavoro ma segue una vocazione importante, rispettabile almeno quanto altre vocazioni molto meno entusiasmanti per il sottoscritto) si fa la violenza di rifiutare l’istruzione all’allievo. Fa male a chi guarda, compreso un cinico bastardo come il sottoscritto. Fa rabbia. A tutti. 

Così, con quest’oscenità contemporanea a decidere i destini delle giovani menti, inizia a muoversi nello stomaco degli studenti qualcosa. E’ un’idea, che poi si palesa. Si capisce, ora, sì sì, si vede chiaramente. Il film, tutto sommato è già visto. Anche allora le scuole (per un motivo o per un altro, lecito o illecito) si trovarono spesso ferme. Anche allora si cercò una mediazione. Anche allora alcuni visi si contrassero. Anche allora molti non capirono. Anche allora si sottovalutò il problema. Anche allora molti, poi, quando andò come andò, si distanziarono. Ma nessuno capì che queste cose succedono solo per mancanza di istruzione. E infatti, incoscienti, ci rifanno. A chi daranno la colpa, poi, nell’èra della morte delle ideologie? Quello che ricordano, oggi, sono solt…oh…scusate un momento… 

(Squillo di un telefono. Secondo squillo. Click!)

“Pronto? Pronto?! Ma chi parla? Può ripetere?!”

“No…non posso ripetere…” 
 

Lo Spèsso

Friday, June 18, 2010