I Fought The Law - The Clash

Una pizza al porto. In un porto non lontano dalla Città di Mare. Stasera.
In compagnia del Capo e della Signora.

Il Capo, in realtà, è l’unica donna a cui mi sentirei di affidare una posizione di comando.
Arguta, preparata, corretta, equilibrata, ligia al dovere e, soprattutto, ironica.
Per sua fortuna le mancano le caratteristiche della donna-capo, ma quando lavoravo con lei, per me era Il Capo. E così la chiamo tuttora.

La Signora, invece, si meritò ufficialmente questo soprannome quando, precaria, si rivolse a un collega (attempato e dipendente fisso, che amava fare il simpatico sempre e ad ogni costo) urlandogli, con tanto di braccio teso in stile ultrà:

“E tu vedi di piantarla se no mando a fare in culo pure te”.

La Signora ha sempre lavorato come un mulo, destreggiandosi tra mille pratiche con un’efficienza da manuale, è sempre arrivata in anticipo e non si è mai tirata indietro di fronte a nessun incarico.
Ma una regola la doveva trasgredire.
Apriva la finestra dell’ufficio e con un tono che non ammetteva repliche ci diceva:

“Adesso mi accendo una sigaretta QUI e che nessuno mi rompa i coglioni”.

Ed era adorabile quando, nei pomeriggi estivi, mi chiedeva:

“Marla, non hai voglia di un ghiacciolo?! Su, da brava, ti do i soldi e vai a prendere qualche ghiacciolo che qui mi si sciolgono le chiappe per il caldo”.

Le avrei portato l’intera gelateria per quanto la adoravo. Fin dal primo giorno, quando si era fatta in quattro per farmi sentire a mio agio.
Litigavamo per qualsiasi cosa, che riguardasse la politica o la religione.
Un giorno, al bar, non ci eravamo nemmeno accorte che stavamo urlando.
Gli altri clienti, intimoriti, ci guardavano tenendosi a distanza.
Ma rimasero ancora più sbalorditi quando il barista ci servì il caffè e noi, cambiando improvvisamente argomento e tono, ci dicemmo affabili e affettuose:
“Quanto zucchero vuoi, tesoro?”
“Un cucchiaino, stella, ma stavolta pago io”.

E fu anche grazie alla Signora che riuscii a conquistarmi la fiducia del Capo.
Che mi incuriosiva, mi affascinava, ma aveva qualcosa che mi metteva in soggezione.
Perchè non era snob. Era davvero superiore.
Alla media, agli eventi, alla cronaca, alla vita.

Per cui immaginate di andare a cena fuori con questa strana coppia.
Con Il Capo che si trascina per tutta la sera una borsa di trecento chili.
Perchè Il Capo, nella sua perfetta organizzazione, è la donna con la borsa pronta per ogni evenienza.
E con slip e smalto sulle unghie di colore intonato.
E la camicia che si sposa cromaticamente con la riga della giacca.
Ma non la femmina all’ultima moda. Non la perfettina.
Lei è VERAMENTE affascinante.
E’ eccentrica. Di quell’eccentricità inglese.
Cultura che, in fondo, è alla base della sua formazione.

Stasera, a cena, seduta di fronte a loro due, le guardo.
Come si potrebbe guardare uno spettacolo o un bel film.

A questo punto le avrete inquadrate e quindi non è il caso vi dica chi, tra le due, ha esordito dicendo:

“E’ tutto il giorno che mi prudono le tette”.

E chi tra le due, con quell’invidiabile aplomb e senza battere ciglio, si sia limitata a rispondere:

“Evviva”.

Sono sempre loro, che meraviglia. Quasi un sollievo.

Ed è così che chiedo al Capo: “Quando ti deciderai a diventare capo?”.
“Ma figurati - mi dice - Non ci penso nemmeno. A me la carriera non interessa. Io voglio solo vivere tranquilla”.

Eh già.
Non avrebbe più il tempo per costruire regali per gli amici. O per la sua collezione del castello di Neuschwanstein.
Per una come lei, la carriera rappresenta un suicidio.
Tanto vale mangiare la salsiccia cruda.
Continuando a immaginare la risata esplosiva della Signora e il ghigno diabolico del Capo nello stesso ufficio.

Friday, June 18, 2010