You wash, I’ll dry - Deep End

Quando vidi Don DeLolli impugnare la sua Rickenbacker, capii subito che non si trattava di una strimpellata da ragazzini.

Con l’anima intrisa di new wave e contaminata dal post rock, iniziò a tirare fuori note pulite e pure che mi afferrarono alla gola e mi inchiodarono al pavimento.

Perchè Don DeLolli siede alla destra dei primi U2 e alla sinistra dei Modest Mouse.
Avete capito bene. Al centro c’è proprio lui.
L’anello di congiunzione tra i generi. Con la modestia di chi, a più di 50 anni, suona ancora per divertirsi.

Quando Don DeLolli suonava con Ics riusciva sempre a fare emergere il suo tocco di classe.
E vi assicuro che suonare con Ics non è roba per dilettanti.
Una Gibson e una Rickenbacker che si incastravano alla perfezione.
E Don DeLolli scovava melodie che ti entravano nella testa e non se andavano più.
Note. Semplici note.
Ma lui trovava la sequenza giusta. Delicata. Essenziale.
Una linea melodica che brillava nonostante non fosse sua intenzione farsi notare.
Proprio come lui.
Ecco, se mi chiedessero com’è Don DeLolli, risponderei che è come la sua musica.

E poi Don De Lolli è la genuinità fatta carne.

Una volta, stupito e perplesso, mi raccontò con la sua straordinaria pacatezza:

“Mia figlia si è comprata un paio di jeans per andare a scuola. (pausa)
Li ha presi con i brillantini. (pausa)
No, dico. Ma ti sembra normale? (pausa)
Ma per andare a scuola vanno bene i jeans normali, no? Da tutti i giorni.
Jeans con i brillantini. (pausa)
Mah”.

D’altra parte, da buon padre qual è, ha solo il grosso rammarico di non vedere la figlia frequentare centri sociali:
“Io sarei così contento se mi dicesse ‘papà, stasera vado nel centro sociale’. E invece va in discoteca”.

Ma in fondo ci va nei centri sociali, quello splendore di sua figlia.
Quando va a vedere i concerti del suo papà.

Una volta Don DeLolli mi raccontò divertito che un tipo era andato a prendere sua figlia.
Lei era scesa, era salita in macchina e lui stava ascoltando un cd dei Giardini di Mirò.
Lei lo guardò e gli disse:
“Ma questi sono i Giardini di Mirò”
Lui: “Ma dai! Li conosci?!”
Lei, sorridendo:
“Eh sì. Hanno inciso un disco con mio papà”.

Non sapremo mai se il ragazzo in questione si innamorò più del padre o della figlia.
Certo è che scene così non capitano tutti i giorni.

Ora fate come me. Versatevi un bicchiere, mettetevi le cuffie e ascoltate quel pezzo dei Deep End.
Che chitarre. Che batteria.
Sono passati parecchi anni, ma riescono ancora ad afferrarmi alla gola e inchiodarmi al pavimento.

Wednesday, May 19, 2010