Il Venerdì dello Spèsso – Puntata 06

Che tempra. Propria di chi è nato dalla parte sbagliata.

E perdonami, Spèsso, se mi ricollego a un loro brano tratto da un album diverso da quello da te suggeritoci.

Ma è un pezzo che mi fece tanto apprezzare B.J.
Una che, come te, non ha certo paura di sporcarsi un po’ i vestiti e le mani.

I was born with the wrong sign
In the wrong house
With the wrong ascendancy
I took the wrong road
That led to the wrong tendencies
I was in the wrong place at the wrong time
For the wrong reason and the wrong rhyme
On the wrong day of the wrong week
I used the wrong method with the wrong technique

Wrong

Il Venerdì dello Spèsso

L’Inno a Satana 

ovvero 

Salute, o Satana, o ribellione, o forza vindice de la ragione! Sacri a te salgano gl’incensi e i voti! Hai vinto il Geova de i sacerdoti.” (Giosuè Carducci, Inno a Satana, 1865) 
 

Chiamatelo disprezzo, chiamatelo snobbismo, chiamatelo con una parola che vi faccia venire un retrogusto amaro in fondo alla gola, ma il mio di oggi è soltanto scoramento intellettuale. Succede quando un essere normalmente intelligente (figurarsi uno come il sottoscritto, almeno una rampa di scale più in alto della media), non importa se umano, si rende conto di vivere in mezzo ad una avvilente e patetica palla di carne priva di qualsivoglia interesse, cultura, capacità di rivalsa e d’innalzamento spirituale. Valla a capire ‘sta plebaglia sudicia…

Ma non finisce mica qui: con le loro convinzioni dozzinali di giustizia a buon mercato e di buon senso raffazzonato, codesti si arrogano nientemeno che la briga di riunirsi e discutere per il bene non dico loro, non dico di un popolo, ma del futuro di altri che verranno dopo di loro. Soltanto a dirlo, mi si contrae lo stomaco in un conato.

Così ieri (uno dei molti ieri, non prendetelo a riferimento), dopo l’ennesima riprova dell’inutilità della stragrande maggioranza dei cervelli in circolazione, ho deciso di richiudermi in biblioteca, a cercare qualcosa da regalare a voi, massa che fa almeno lo sforzo di guardare e di leggere uno tra gli eccellenti di questo tempo.

Trovai una consolazione nell’amico Giosuè, di cui non vi riporto per l’intero la lirica meravigliosa e fiera, ma che vi consiglio di andare a ripescare; come mi sento su due piedi di consigliare le parole dei Signori assoluti, a cui anch’io (è tutto dire) m’inginocchio: quegli esponenti terribili e meravigliosi della Scapigliatura, che se non avranno altro merito spero almeno vi indichino il senso di queste poche righe odierne.

Ma già sapendovi pigri e poco avvezzi al lavoro intellettuale, sarò io a farvi da collettore ed amplificatore del Senso della fola, che gira intorno ad un solo concetto: la Ribellione.

Ci si ribella all’invasore, ci si ribella perché oppressi, ci si ribella per noia, ci si ribella a torto o a ragione, ci si ribella perché non v’è altra via o per profonda onestà intellettuale. Ma questo, poco importa. Quel che conta è che, chi si ribella, se lo fa, non può pianificare con scarsa intelligenza e patetica bonomia. Non lo fa per carte bollate, e non chiedendo l’aiuto di potenti e signorotti. Basta la Ragione, o almeno la ferma convinzione di averla.

La ribellione, diceva un amico, non è  un pranzo di gala. Non si può attuarla se non si è disposti a sporcarsi un po’ i vestiti e le mani.

E forse, soprattutto, la coscienza. 
 

Lo Spèsso

Friday, April 16, 2010