I Feel Fine - The Beatles

Non me ne abbia il Maestro di Chitarra se lo chiamo così.

Non è il mio maestro, non lo è mai stato. Almeno ufficialmente. Soltanto perchè, avendomi spiegato l’arte e i trucchi del suo mestiere, a questo punto non mi accetterebbe come allieva.

Ma talvolta mi trovo a suonare con lui e il suo gruppo.

“Scommetto che ti devo imprestare la chitarra”.

Rido.
E mi passa la SUA Les Paul, borbottando che lo sapeva, che tanto va sempre a finire così.

Intanto mi racconta episodi esilaranti legati a quello che è il suo gioco preferito: osservare la gente.
Una miniera di ilarità.

Vi riporterei volentieri le sue battute, ma sono talmente legate al contesto, al modo in cui le dice e alle espressioni del suo viso che, purtroppo per voi, sono costretta a privarvi di questo piacere.

Poi, di colpo, mi studia. Come se fossi entrata in quel momento:

“Guarda che non era il caso ti vestissi da mignotta solo per farti perdonare dal Bassista per non aver provato i pezzi”.

Touché.

Detto fatto, arriva il Bassista col suo surplus di energia.

Uè, ciao nì, allora come va, pim-pum-pam, pacche sulle spalle al Maestro, baci e abbracci a me, casino, risate, battute, accorda il basso, poi va alla batteria, si mette a suonare, io gli vado dietro, iniziamo a fare rumore, tanto rumore, col Maestro in un angolo che tenta disperatamente di accordare la sua chitarra dopo aver allestito tutta la strumentazione.

Per non innervosirlo troppo, io e il Bassista rientriamo nei ranghi.

Ma a quel punto, arriva La Cantante.
Più maldestra e di buonumore che mai, carica come una sveglia.

Eiii, ciao, ma che bello che ci sei anche tu, ciao nì (le dice il Bassista) ti trovo in forma, io la abbraccio perchè mi fa sentire a casa, è un nido di donna, e lei ride e non vede l’ora di iniziare, allora io e il Bassista iniziamo a suonare per farla cantare, intanto lei urta un amplificatore che per poco non cade, ma va tutto bene, andiamo avanti.

Ce li hai gli spartiti, no non li ho, in realtà non mi sono preparata e infatti mi sono vestita da mignotta così il Bassista non si arrabbia troppo, il Bassista ride, dice che tanto io non ho bisogno di provare, ma sì che ne ho bisogno, tant’è che ho bisogno degli spartiti, ma non ho nemmeno quelli.

E allora li frego al Maestro.
Tranquillo prendo i tuoi ma ti dico cosa devi fare se non ti ricordi, ma tanto ti ricordi, sei tu il Maestro, su iniziamo, si parte e via.

Sol, qui ci va il Sol, Maestro. Andiamo avanti, fino a che lui mi guarda, quando non ricorda cosa deve fare, soltanto che io invece di dirgli cosa fare gli do un mio giudizio, tipo che qui secondo me l’accordo è sbagliato, questo proprio non ci sta, solo che io intanto continuo a suonare e lui mi guarda esterrefatto perchè invece di limitarmi a dirgli gli accordi, gli imbastisco una critica della ragion pura musicale.

Ma continuiamo, suoniamo.
Adesso quale facciamo, dai facciamo ancora un pezzo, dai proviamone ancora un altro, dai suoniamo ancora questo, e adesso quale facciamo, no, non ci credo, è già mezzanotte, azz non me ne ero accorto, è meglio smettere, c’è il coprifuoco alle undici, siamo già fuori di un’ora, veramente siamo già fuori e basta, vabbè allora ci troviamo la prossima settimana, sì magari prepariamo quel pezzo, ma no forse è meglio quest’altro, però porto la mia chitarra, ma no non è il caso, ma no ti dico che la porto mi dispiace usare sempre la tua, fai come preferisci, ok allora non la porto e suono la tua, sì però porto gli spartiti, va bene allora alla prossima, abbracci, baci e ciao nì.

Wednesday, April 14, 2010