Che cosa fa la banda degli onesti per festeggiare i 40 anni del Ragazzo?
Gli organizza una bella festa a sorpresa.
Location: casa dello Scozzese, svuotata in occasione dell’imminente trasloco.
Fibrillazione alle stelle nei giorni precedenti, con scambio fitto di messaggi che rischiavano di essere intercettati dal festeggiato:
‘Urban porta i tovaglioli, i piatti e le bottiglie avanzate a capodanno’, ‘Bibi, porta un fegato nuovo, prima di giocartelo del tutto’, ‘Boto porta i baffi’, ‘Gangleri porta le basette’, ‘Scozzese porta la casa’, ‘Bisa porta l’inno della DDR che glielo mettiamo quando entra in casa’, ‘Marla porta i palloncini, il biglietto e il pacchetto regalo’, ‘Il regalo lo facciamo dallo zio Bob: superquota per cd e vinili’, ‘Don DeLolli c’è. Grande.’ ’Zitrone disegna il biglietto’, ‘Bandiera Rossa (BR) porta il vino sfuso, nella tanica da 5 litri e ognuno porta qualcosa da bere’ ‘Cena?’ ‘No cena. Bruschette e patatine che porta Urban’.
Perfetto.
Ci troviamo dallo Scozzese, agitatissimi.
Il Ragazzo ci raggiungerà lì: la scusa è la festa di addio all’appartamento dello Scozzese.
Zitrone per l’occasione si mette anche il naso da pagliaccio e gli occhialini da piscina. E tiene addosso per tutta la sera il giaccone e il berretto di lana sulla testa. Con quell’aria da guerriero. A lui piace così. Non ride mai, Zitrone. Quando è contento, ghigna.
Urban mi guarda da lontano e ride di me che, posseduta, tento di riportare i maschi all’ordine, gridando: “ALLORA, ADESSO OGNUNO SI PRENDA UN PALLONCINO E SI METTA I BAFFI FINTI! RIPETO, UN PALLONCINO E I BAFFI!”
Boto si gira e mi brasa, sornione: “Perchè non vai ad animare le feste dei bambini, Marla? Dopo un quarto d’ora ne hanno già tutti i coglioni pieni”.
Bibi: “Però sarebbe bello organizzare feste”
Urban: “O i matrimoni. Tipo wedding planner”
Bibi, bestemmiando e tirando una golata di vino, apprezza: “Sììì!!! Potrei farlo io!”
Boto: “Come no. Poi vai dal prete e stringendogli il pacco gli dici: Padre, mi faccia sentire quanto è forte la sua fede”
Bibi: “Va beh. Come ci organizziamo ora? Guardate che tra un po’ il Ragazzo arriva”
Urban: “Ci chiudiamo tutti di là, con la luce spenta, e poi sbuchiamo all’improvviso”
Gangleri: “Sì, ma chi gli apre la porta?”
Bibi: “Possiamo fare così. Noi ci chiudiamo di là, zitti zitti. Marla gli apre, inizia a far finta di provarci e…”
Marla: “Ma perchè proprio io, scusa?”
Bibi: “Ssh, fammi finire… e, dicevo, fa finta di provarci, così lo trattiene un po’ in cucina e…”
Boto: “…e poi magari scoppia l’idillio e trombano in cucina, con noi chiusi di là”
Gangleri: “No, infatti. Lascia perdere. Pensa che sorpresona se dopo sbuchiamo fuori noi”
Bibi: “Allora facciamo così: gli apre lo Scozzese e gli fa credere di essere da solo”
Lo Scozzese con un sorriso a cinquecento denti: “Ma daaai, ma io mi faccio sgamare subito. Non riuscirei nemmeno a contare una palla a un bambino”
BR: “No, no. Funziona, devi solo crederci”
Marla: “Allora: nascondiglio, poi brindisi, poi torta, poi regalo. Quando io e Bibi siamo pronte con la torta, Urban prepara la macchina fotografica, BR spegne la luce, noi entriamo nella stanza e tutti insieme gli cantiamo… che cosa gli cantiamo? Perchè è un bravo ragazzo???’
Lo Scozzese, con un sorriso a seicento denti (aumentano in maniera direttamente proporzionale all’alcol assunto): “Ma per piacere. Al Ragazzo bisogna cantare Perchèèè è un figlio di troooiaaaa, perchèèè è un figlio di troooiaaa!”
Proposta accolta all’unanimità.
Ok. Suona il campanello.
Ci fiondiamo nella camera dello Scozzese, zitti zitti, al buio.
Tranne Zitrone, che si chiude nello sgabuzzino.
Il Ragazzo è intrattenuto dallo Scozzese, che continua a ripetergli coi suoi settecento denti: “Non c’è nessuno” e ride “Sono solo”
A quel punto saltiamo fuori. Urla, palloncini, baffi finti, brindisi e poi la torta, Perchèèè è un figlio di troooiaaaa, perchèèè è un figlio di troooiaaa con il Ragazzo visibilmente commosso, poi ancora il regalo, tappi di spumante che volano pam-pam-pam, il discorso del Ragazzo che dice: “Ebbene sì, sono un figlio di troia, ma grazie amici, grazie davvero. Che dire? Ho 40 anni. E sono sempre stato coerente. Oggi guardavo un vinile della mia collezione: vale 1.000 euro. Ma il Ragazzo non lo vende! Piuttosto pane e cipolla, ma… (e qui aumenta l’enfasi) non mi separerò mai dai miei vinili!”
“BRAVO! BRAVO!” applausi, commozione.
La festa degenera. Anche perchè un gruppo consistente di maschi in una stanza, anche vuota, riesce a spaccare tutto. A 40 anni come a 15.
In tre minuti non c’è più un palloncino, i piatti volano tipo frisbee, qualcuno incendia dei tovaglioli, Gangleri ha i baffi finti sulle sopracciglia, il Bisa si lancia lungo le scale sulla sedia da ufficio e Zitrone balla ancora con il naso da pagliaccio e gli occhialini da piscina.
Povero Scozzese, meno male che è l’ultima festa in quella casa.
Ne ha viste troppe.
Al piano di sotto abita un sudamericano. Non lo sapevamo. Viene a lamentarsi dicendo: “Io capisco che feste tra universitari sono belle, ma adesso fate meno rumore”.
Spiegaglielo tu che la festa è per i 40 anni di uno di noi, che l’università ormai è un lontano ricordo.
Diglielo tu che ci divertiamo ancora a ballare in casa, sulla nostra musica, quella che non trasmettono in nessun locale.
Raccontaglielo tu che ci conosciamo da circa 20 anni, chi più chi meno, e che ci commuoviamo ancora ascoltando i Diaframma.
