La Terra dei Cachi - Elio e Le Storie Tese

Apro il giornale. Puttane, papponi, regali, gioielli, diamanti, appartamenti, migliaia di euro, tette e culi, tette e culi che riposano nei consigli regionali, provinciali e comunali, tette e culi in parlamento.
Ma c’è da stare tranquilli: “Sono tutte LAUREATISSIME” ci assicurano.
Bene. Almeno loro ce l’hanno fatta. Significa che la meritocrazia funziona ancora.

Gli altri laureatissimi, come la sottoscritta, chiudono il giornale e vanno a cercare lavoro.

Parto diretta al Centro per l’Impiego.
Solitamente ci lavorano mostri che faticano a coniugare soggetto e verbo, ma che occupano la loro scrivania pubblica e ti guardano con sufficienza, domandandosi perchè mai un disoccupato debba rivolgersi a loro.
Che scocciatura questa gente in cerca di lavoro.

Tentano di sfinirti. Ti costringono a saltare da un ufficio all’altro, perchè non conoscono le risposte alle tue domande.
La maggior parte della gente si arrende in partenza.
Io no.
Tant’è che al Centro per l’Impiego ormai mi conoscono per nome e sono inserita nel Libro Nero.
Mi sono permessa di chiedere più volte chiarimenti legati a un bando pubblico e ho avuto la sfacciataggine di porre quesiti del tipo:

“Ma perchè non è ancora stata pubblicata la graduatoria, se sapete già i risultati?”
L’impiegata: “ehhh… la graduatoria… La graduatoria stiamo per pubblicarla. E’ questione di giorni”.

…era Natale.
Ormai la primavera è alle porte e la graduatoria non è ancora uscita.
Il problema è che i posti del bando sono già stati assegnati.

Vado all’ASL per informarmi riguardo alle esenzioni previste per i disoccupati.
Anche qui, un’impiegata mi ascolta svogliatamente.
Le chiedo se ci sono problemi, dal momento che ho la residenza in un’altra città.
Scopro che i problemi li ha lei. A pronunciare correttamente il nome della mia città.
E non è straniera (la città. Così come l’impiegata: sono entrambe italianissime).
Intravedo un bradipo che si arrampica nel suo cervello mentre tenta di formulare frasi di senso compiuto.
La aiuto io, ultimando le frasi per evitarle l’imbarazzo della consecutio.
Nonostante si ostini a sbagliare il nome della mia città (la cui difficoltà di pronuncia è pari a quella della parola “Milano”), portiamo a termine la nostra conversazione.
E scopro che no, non ho diritto ad alcuna esenzione.
Perchè fa fede l’ultima dichiarazione dei redditi.
Nella fattispecie, quella del 2010, relativa ai redditi del 2009.

Quindi per godere OGGI dei ‘privilegi’ da disoccupato, devi essere stato molto povero DUE ANNI FA.
Che peccato. Due anni fa lavoravo.

Non importa.
Devo fare una visita per un controllo dei nei e sarà meglio muoversi.
Chiamo per curiosità un dermatologo privato e scopro che la parcella ammonta a 120 euro.
Senza esitazione, mi rivolgo all’ASL: 20 euro di ticket, ma devo aspettare quattro mesi.
Aspetterò.
Anzi, vorrà dire che nella lunga attesa mi spunteranno altri nei e potrò far controllare anche quelli.

Torno a casa. Mi aspetta il padrone di casa.
Dopo avere discusso animatamente più volte, sono riuscita a ottenere un contratto d’affitto.
Però vuole dichiarare soltanto metà canone.
Dovrei pagargli solo la somma dichiarata, se lo meriterebbe.
Ma papà e mamma mi hanno cresciuta onesta e questo è un guaio.

Il problema è che, mentre lo fisso negli occhi con tutto il disprezzo di cui sono capace, lui inizia a farfugliare giustificazioni del tipo:
“ehhh… Lo so, lo so che dovrei dichiararlo interamente, ma… capisce, no? Le tasse. Sono alte, le tasse. E poi… poi se pensiamo a quello che c’è in giro, a quello che si evade. Le evasioni sono altre, no?”

E ride, compiaciuto. Cercando la mia complicità.
Io non rido. Mi limito a fissarlo.

Così continua, imbarazzato: “D’altra parte, se guardiamo a quello che è davvero rubare… pensiamo, no? I politici, per esempio”.

Eccolo lì. I politici.
Mi allontano da questa fiera del disgusto e vado dal tabaccaio, per farmi una ricarica del telefono.

Aspetto almeno dieci minuti perchè davanti a me c’è una fila di pensionate che grattano cedolini, imprecano, sospirano, si giocano la pensione.
Lotto, gratta e vinci da 5, gratta e vinci da 20, superenalotto e altre amenità.

Vorrei urlare in faccia a queste anziane signore tutto il mio disappunto.
La mia generazione non avrà mai una pensione e voi vi permettete il lusso di buttarla via così?

A ulteriore beffa, me le ritrovo poi in coda dal verduriere, a lamentarsi dell’aumento del prezzo delle cipolle.

Ma tra due settimane tutti i personaggi di questo post si ritroveranno sicuramente incollati davanti alla tv, uniti.

Uniti nella loro mediocrità, nel loro essere mafiosetti, arraffoni, incompetenti ed egoisti.

Uniti nell’asciugarsi una lacrima di commozione, mentre ascoltano l’Inno d’Italia.

Friday, March 4, 2011