London Crawling - Rialto

Stasera avverto quella leggera scossa che sento ogni volta in cui mi preparo a partire per la Città di Nebbia.

Inizio a captare il grigio che si avvicina e la cosa mi emoziona sempre un po’.

Tornare nella Città di Nebbia è come andare a recuperare delle certezze.

Trovo difficile spiegare gli aspetti positivi di questo posto a chi non ci è cresciuto.

E’ una città che tendenzialmente viene disprezzata, ignorata, snobbata, derisa.

Per la nebbia stessa, anche, che poi è uno dei suoi aspetti più affascinanti.

Ma se ci siete cresciuti nel modo in cui ci sono cresciuta io, avrete fatto il pieno di musica, avrete ascoltato gruppi che qui, nella Città di Mare, pochi hanno sentito nominare.
Avrete suonato con gli amici, provando almeno una volta a comporre pezzi vostri.
Avrete stretto amicizia con persone che hanno giocato con le tempere, con la macchina fotografica, con la videocamera. Persone che hanno provato a girare un cortometraggio, a montarlo o a recitarvi.
Avrete incontrato qualcuno che ha scritto soggetti e sceneggiature, qualcun’altro che ha collaborato con fanzines musicali e, ancora, qualcuno che ha fondato una piccola etichetta e prodotto dei dischi.

Fatta eccezione per un paio di persone, tra cui il Bassista, l’unico con cui sono riuscita a parlare di musica qui, nella Città di Mare, è Lo Spèsso.

Non credo sia un caso. E non è neppure l’eccezione che conferma la regola.
Perchè Lo Spèsso NON è della Città di Mare.

La sua Aspra Terra, non molto lontana da qui, è molto più simile alla Città di Nebbia.

Per il grigiume, innanzitutto.

Poi per l’inquinamento.

Per quella sensazione di appiattimento e intrappolamento che trasmette.

Ma soprattutto per quel fermento creativo che, nel suo piccolo, riesce a generare.

Saranno il grigiume e la scarsità di alternative a spingerci nei garage a suonare fin da ragazzini, quando ci si inizia a chiedere ‘ma perchè questo posto fa così schifo?’.

Guardi fuori, a sedici anni, e c’è solo grigio e puzza e umido. E allora inizi a parlare con gli amici che sentono i tuoi stessi odori e vedono i medesimi colori spenti (e che si differenziano già nell’abbigliamento dagli altri coetanei che, invece, non sembrano nemmeno porsi certe questioni) e da lì parte un inarrestabile scambio di dischi, libri e film.

Dischi, libri e film che ‘gli altri’ nemmeno conoscono, figuriamoci se sono in grado di apprezzare.

Anche perchè ‘gli altri’ il sabato sera vanno già a cena fuori a diciassette anni e magari vanno anche in discoteca, ma che schifo la discoteca, con quella musica di merda, tanto a noi manco ci farebbero entrare vestiti così, sì ma a me che cazzo me ne frega, dovrebbero pagarmi loro per farmi entrare in quel posto di stronzi fighetti, sarebbe proprio figo avere un posto dove mettere la musica che ascoltiamo noi, magari gente ne verrebbe che ne sai, sì anche perchè qui non siamo mica a Milano che hanno il Leoncavallo e un sacco di altri posti, qui non c’è niente, appunto, potremmo mettere su noi qualcosa, magari il Comune ci dà uno spazio, iniziamo a chiamare gruppi che arrivano da fuori e che fanno punk hardcore, a mettere dischi, un bancone con la birra a prezzi bassi, ma che cazzo vuoi che ci dia il Comune, è già tanto che non ci mandino i vigili a prenderci a calci nel culo quando proviamo nel garage, sì, come no, che vengano, li piglio io a calci in culo quegli sbirri di merda, e comunque lo spazio ce lo dovremmo prendere, lo occupiamo e via, sì lo occupiamo noi quattro stronzi coi nostri strumenti, a proposito ho tirato giù un giro di basso, poi te lo faccio sentire e magari lo strutturiamo un po’, guarda che un mio amico mi ha detto che hanno registrato da quel tizio là e non gli ha preso tanto, hanno anche un mezzo gancio con un’etichetta figa, indipendente, ma va? che etichetta?, non lo so, non mi ricordo, ma è indipendente quindi è figa.

Fuori, grigiume puzza nebbia e umido.

Dentro, un fervore che inizia a prendere corpo.

E di fronte allo schermo, ora, tutti quelli che, leggendo, ci si sono ritrovati e se la ridono sotto i baffi.

Dalla Città di Nebbia all’Aspra Terra dello Spèsso.

Thursday, February 17, 2011