Nelle vacanze di natale ho rivisto qualche amico, ho ballato poche volte ma tantissimo. Tipo che io e Bibi abbiamo anche ballato Like a Virgin con il Bisa.
E se conosceste Bibi e il Bisa sarebbe divertentissimo immaginarci. Soprattutto il Bisa, che generalmente suona quella musica durissima, veloce e distorta e gli piacciono gli urli e i versi nel microfono.
Poi ho ricevuto dei bei regali.
In particolare quelli inaspettati: un paio di manette di peluche rosa per quando diventerò commissario (cioè mai) e un quadretto dipinto da 108 che è il mio artista preferito e regalato da 108 in persona.
Ma quello che, più di tutto, ha impegnato le mie giornate è stato Risiko.
Urban, stanca di cercarmi per uscire e sentirsi rispondere ‘non posso. devo giocare a risiko’, spera che almeno mi stia preparando per le olimpiadi del gioco da tavolo più bello del mondo.
Ho giocato veramente tanto. Non ho mai vinto.
Mio nipote, che è La Scheggia, preparava il tabellone sul tavolo subito dopo i pasti.
Effetti collaterali: se ti incazzi giocando, non digerisci bene.
Ma la battaglia più lunga è stata combattuta una sera a casa del Maestro e della Cantante.
Per l’occasione, si è radunato lo zoccolo duro del parentado.
Eravamo in sette (ma in quattro hanno giocato come se fossero in due. E come se dicessi una cosa tipo ‘vicesindaco’).
C’erano pure Il Barone e la sua compagna tedesca (che qui chiamerò La Rossa), nonchè la Lìpura (che non faceva le tre di notte dal 1984) con consorte (che ha passato la serata a contare i carri armati nemici per paura che il Maestro barasse).
Attacca Il Barone e si capisce subito che fa sul serio, con un tris di dadi che è qualcosa tipo 6-6-6.
“Che culo” gli diciamo, ma lui scuote la testa e insiste dicendo che non è culo, perchè i dadi bisogna saperli tirare.
La Cantante la teniamo in vita col defibrillatore, perchè sta perdendo tutto e ci dispiace che venga eliminata, così per un paio di giri la lasciamo stare e alla fine per poco non vince lei che, però, attacca sempre chiedendo scusa.
Ha il cuore tenero, la Cantante, e ne fa una questione personale: “Mi dispiace attaccarti, abbi pazienza” e intanto ti dimezza i carri armati con un tiro solo.
La Lìpura non sa nemmeno le regole, ma siccome è donna svelta e sveglia, le impara in fretta. Tuttavia è il suo consorte a gestire le strategie di attacco e a lei lascia il tiro dei dadi, che generalmente finisce in un tris del tipo 1-1-1.
Il Maestro e La Rossa sono i più agguerriti, e tra i più ubriachi. Oltre ai dadi lanciano bicchieri di vino sul tavolo e addosso ai commensali, tra cui la sottoscritta, che trascorre la serata con una maglia alla bonarda.
La Rossa fa paura, e non solo perchè conta in tedesco.
“Voglio conquistare Urali” dice al Maestro che le chiede “Ma perchè? Mica ci interessano Urali” “Non importa. Mi piacciono” risponde lei.
E parte alla conquista degli Urali, ma non li prende perchè il fato le è avverso e i dadi pure. Così sbotta in un “Scheisse!”, il Maestro che non capisce si mette sull’attenti e si ricomincia.
Battaglia lunga, estenuante, al punto che la Lìpura va a dormire sul divano tra un turno e l’altro e la Cantante ci chiede se vogliamo un piatto di spaghetti aglio e olio.
Ma optiamo per la grappa e proseguiamo fino a che Il Barone sferra l’attacco finale al grido di ‘Ira Ti Tio’, come lo direbbe l’Attila di ‘A come Atrocità, doppia T, Terremoto-Tragedia’.
E vince.
Vince Il Barone.
Meno male, perchè quando perde ci rimane proprio male.
Si contano i morti: tanti carri armati gialli e blu, parecchi viola, pochi neri e sette bottiglie di vino rosso.
E poi, nonostante sonno e stanchezza, discutiamo ancora un’ora dei rispettivi obiettivi e di che cosa si sarebbe potuto fare e di cose tipo “sì, però, ci eravamo alleati e poi tu mi hai attaccato” “e lo so, mi spiace, ma non potevo fare altrimenti”.
Sabato ci sarà la rivincita.
Qui da me, nella Città di Mare.
E se Il Barone non scenderà dalla Svizzera, non è escluso che non si salga noi a Zurigo.
Con un carro armato viola, poi, sarebbe bellissimo.
