Janie Jones - The Clash

Ieri un nuovo amico mi ha mostrato un video.

Immagini di un concerto degli U2, in cui Bono fa salire sul palco una ragazza del pubblico.

L’amico in questione si gira e con un filo di voce mi dice: ‘E’ la mia ragazza’.

Pausa.

‘E adesso odio Bono’ aggiunge sorridendo.

La cosa fa sorridere anche me. Gli faccio presente che dovrebbe essere orgoglioso, perchè tra 60.000 persone, Bono ha scelto lei.
E lei comunque ha scelto lui, mica Bono.

Gli U2, per come sono oggi, sono talmente lontani da me che, mentre mi mostra quel video, non bado più di tanto alla cosa.

Ma tornando a casa ci penso.
E sono così incuriosita che cerco un articolo su internet.

Scopro che il concerto in questione era in un paese lontano, dove la ragazza, che ha appena 19 anni, si è trasferita pochi mesi fa.

Il primo pensiero è che per mollare tutto e trasferirsi così lontano a 19 anni, bisogna avere coraggio da vendere e un briciolo di sana incoscienza straordinaria.

Il secondo è legato al fatto che vedere per la prima volta il proprio gruppo preferito dall’altra parte del mondo dev’essere un’esperienza unica.

Il terzo nasce dalla convinzione che il destino si dipana in modi strani e sorprendenti, se pensi che ti può portare dall’altra parte del mondo per farti tirare sul palco dal tuo idolo, in mezzo ad altre 60.000 persone.

Il quarto si collega al ricordo dei miei 18 anni al concerto degli U2, nel 1993.
E ripensando alle mie emozioni di allora, non posso far altro che sorridere di contentezza per lei.

Perchè questa ragazza è andata dall’altra parte del globo per ritirare un regalo strepitoso che nemmeno si aspettava.
Se lo è meritato.

Guardo la foto dell’articolo in inglese che ho trovato su internet e osservo il suo viso, mentre ascolta ad occhi chiusi Bono che canta, coricato accanto a lei, con la testa appoggiata sulle sue ginocchia.
E’ il viso fresco, pulito, sognante, incantevole dei 19 anni.
E’ l’espressione di chi non poteva chiedere di più.

E qui scatta il quinto e ultimo pensiero.
Che mi fa viaggiare nel tempo, fino agli anni in cui ero davvero troppo piccola per rendermi conto di quanto stava accadendo nel panorama musicale dell’epoca.
Altrimenti avrei conosciuto Joe Strummer in qualche bettola londinese e lo avrei seguito anche in capo al mondo e avrei ascoltato Janie Jones durante le prove e oggi avrei il suo plettro appeso alla mia collanina.
Sì. Questo sarebbe stato il mio ‘non chiedere di più’.

Sunday, December 12, 2010