No, non ci avevo pensato.
E sorrido.
Il Venerdì dello Spèsso

A working class hero is something to be
ovvero
“Io restai a chiedermi se l’imbecille ero io, che la vita la pigliavo tutta come un gioco, o se invece era lui, che la pigliava come una condanna ai lavori forzati; o se lo eravamo tutti e due” (Giorgio Perozzi, Amici Miei)
Eppure lì per lì sembrava neanche vero. Poi, spiegandolo bene, allora sì. Ma qualcosa è rimasto oscuro, e forse è anche meglio così. Ma lo spunto per la riflessione è buono, allora avanti, passo ad illustrare: io non ci ho visto niente di male. Anzi, io non ci ho visto proprio niente. E non nel senso che questa settimana il sottoscritto abbia deciso di fare uno scontatissimo pippone sull’eutanasia, per quanto essa possa essere (spesso) da considerarsi un gesto di estrema civiltà. Questa settimana vi dico: io non ho visto niente di innaturale.
Perché credo che un uomo possa, vissuta la gran parte della sua esistenza in una condizione molto più che soddisfacente, trovarsi nella condizione di rifiutare, forse con un sorriso, il dolore, la malattia. Questo è naturale, anzi logico. Io penso che un uomo non abbia il dovere di giustificare il suo rifiuto del male, specialmente quando esso giunge in un momento di chiara irreversibilità. La fine, cari i miei testoni, non sarebbe comunque stata messa in discussione. O sbaglio, forse?
Comunque sia, volevo fare in modo che anche questo spazio virtuale avesse il suo bravo “coccodrillo” ad hoc, scritto con poca perizia, perfino di corsa. Ma ci voleva. Ci voleva perché forse tutto questo, lo Spèsso stesso, è nato proprio da lì. Come qualcuno potrà ricordare, l’amara ironia della supercazzola è più di uno sberleffo: è una metafora. Una metafora di un mondo che non ha davvero più voglia di parlare, capire, pensare…niente. Un mondo invivibile per chi ne ha conosciuto un altro, magari più povero, senz’altro più vero.
Forse alla fine, aprire una finestra è solo un gesto per provare a cambiare aria.
Ci avevamo pensato?
Lo Spèsso
