Bella figlia dell’amore (Atto III, Rigoletto) - Giuseppe Verdi

Non è da me lasciarmi andare a celebrazioni superflue, saluti e commemorazioni.

Ma questa sera, diventata improvvisamente fredda e vuota, mi spinge fino a qui.

Perchè lui non ha soltanto ridipinto il nostro modo di pensare, ma ci è entrato dentro e continuerà a starci, per sempre.

Attraverso le battute, le citazioni e quei personaggi a cui siamo affezionati da che eravamo alti mezzo metro.

Perchè lui è il film visto al cinema con mamma e papà, quel Natale del 1982.

Lui è nelle supercazzole che hanno riempito i dialoghi con Lo Spèsso.

Nelle migliaia di volte in cui mio padre, uscendo a fare la spesa, si è girato verso mia madre dicendo: “Allora vado a prendere il rinforzino”.

Nelle frasi pompose e ciniche del Sassaroli, attraverso la voce di B.J.

E’ in quello ‘Sparecchiavo’ che ancora oggi mia madre riproduce fedelmente.

In quel Gasperino il carbonaio che, ubriaco, recita ‘Ora pro eis’ e che mio padre puntualmente tira fuori quando non dovrebbe.

E’ mio fratello che mi ripete: ‘Me dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo’.

E’ in tutte le volte in cui io e Furia ci siamo detti: “E a te, che te ne cale?”

E’ il Bassista che ad ogni attacco di pezzo chiede al Maestro: “Prematurata la supercazzola o scherziamo?”

E’ negli scambi di vedute con Il Ragazzo, quando ci ritroviamo sommersi da bollette e spese varie, in cui salta sempre fuori il parallelo con il Conte.

Nel chiamare ‘zingarata’ il giro in macchina con gli amici.

E’ nella tragica storia del ponte di barche con cui mio padre riusciva a farmi ridere da piccola e commuovere da grande.

Ed è per tutta questa serie di motivi che, la si veda con scapellamento a destra o a sinistra, scarpallaccia allacciascarpa, in quattro come se fossimo in due, o se dicessi una cosa tipo ‘Vicesindaco’, lui rimane comunque e per sempre casa.

Tuesday, November 30, 2010