Rain Dogs - Tom Waits

Litigare con La Zanna è quanto di più divertente mi possa capitare.

Se poi è la mia settimana fortunata, ci litigo anche un paio di volte.

La premessa fondamentale è:
1) coglierla sufficientemente stanca e nevrotica
2) lanciarsi in argomentazioni che sapete già non condividerà

E così ho fatto.
E’ stato sufficiente sollevarmi nella mia trincea, a braccia spalancate, gridando ‘ehi! sono qui!’, sapendo benissimo che dall’altra parte c’erano cinquanta fucili spianati che non aspettavano altro che essere scaricati sulla mia persona.

Perchè all’altro capo del filo c’era La Zanna.

Senza entrare nel merito della discussione, vi basti sapere che a un certo punto il dialogo è stato il seguente:

“Ma non puoi dire queste cose, marla. Ma dai come fai”

“Come faccio. Come vuoi che faccia. Mi viene naturale”

“No, no. Non è possibile. Ragioni come un uomo”

“E allora? Da quando è un problema? E da quando è una novità?”

“Ma dai, queste cose le può dire una persona cinica, egoista”

La immagino paonazza dall’altra parte del telefono, che alza la voce in maniera direttamente proporzionale alla pressione sanguigna.

Mi si allarga il ghigno e inizio ad assalirla:

“MA ME LO DICI TU?!? CAZZO, ZANNA, ME LO DICI TU? Tu che se una iena, un caporale, un purosangue di cinismo?”

“No, guarda, per me è un’altra cosa, un altro discorso”

Eccola lì. Un altro discorso, certo.

E continua:

“Per me è un’altra questione. Tu ragioni proprio come un uomo”

“Beh? Infatti non ho mica mai dichiarato di essere femminista” Me lo sento, questa è la-perla-fuori-luogo-che-la-farà-saltare. Conto fino a tre e la sento decollare:

“Ma che cosa c’entra, marla?! Non farmi dubitare della tua intelligenza, per favore”

In realtà vorrei dirle che ragiono come un uomo, sì, ma come un vero uomo.
Tant’è che non ruberei mai i soldi nè l’uomo a una mia amica.
Ma se commetto l’errore di virare il discorso sull’etica, quella mi fa a pezzettini.
Soprattutto se le illustro come massima espressione di etica quella appena esposta.

Intanto lei continua a sbraitare: “Dai, non puoi tirare fuori dei ragionamenti così”. Pausa. “Allora c’è un problema alla base”.

No, ti prego. Il ‘problema alla base’ no. Mi sforzo nel tentativo di capire quale sia ‘il problema alla base’, ma siccome ragiono come un uomo, lo accantono perchè richiede  un’eccessiva introspezione.

Andiamo avanti così per mezz’ora perchè, diciamolo chiaramente, la rissa diverte entrambe.
Perchè giochiamo a portare all’estremo delle parti che ci diamo solo quando litighiamo.

Perchè è così che si fa quando si litiga.
Difendiamo posizioni sulle quali normalmente saremmo più morbidi. O accomodanti. O menefreghisti.

Lei mi incalza seguendo la linea del pathos che la contraddistinugue, io la provoco e la sbeffeggio.

Lei è la parte pulita della mia coscienza, io quella sporca.

Lei è la personificazione dell’etica, io dell’immoralità.

Lei mi mette in castigo, io scappo dalla finestra.

Lei si fa consegnare il diario per farmi la nota, io prima di darglielo ci disegno sopra un cazzo.

Lei è l’amica che mi mette in riga, io quella che rompe le righe.

Lei è l’amica che quando poi rompo le righe, si gira dall’altra parte per non farmi vedere che le scappa da ridere.

Non avete ancora capito?

Lei è la voce di Tom Waits che sbraita e io la chitarra di Mark Ribot che le fa il verso.

Thursday, November 25, 2010 — 1 note
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