Il Venerdì dello Spèsso – Puntata 29

Gli ha fatto bene meditare nella boscaglia cambogiana.

Il Venerdì dello Spèsso

“Ma io ti aspetto” 

ovvero 

“Con la ristrutturazione postfordista dei gruppi criminali, i clan di Napoli hanno tagliato le elargizioni di massa, l’aumento della pressione microcriminale sulla città trova ragione in quest’interruzione di stipendi data dalla progressiva ristrutturazione dei cartelli criminali avvenuta negli ultimi anni. I clan non hanno più necessità di un controllo capillare militarizzato, o quantomeno non ne hanno sempre bisogno. Gli affari principali dei camorristi avvengono fuori Napoli” 
 

Mentre intagliavo bamboline nel legno ed intingevo frecce avvelenate nel curaro, durante il periodo di mia assenza, in una piccola capanna nel folto della boscaglia cambogiana (Marla era rimasta indietro, dai paesi baschi sono passato davvero ma sono anche fuggito, ormai hanno smarrito quel loro fascino un po’ cafone che amavo così tanto), ho a lungo riflettuto su che cosa possa significare oggi avere visto questo cazzo di mondo prima del crollo delle Utopie. Insomma, io ho già tentato di venirvi incontro diverse volte, di spiegarvi con calma e pazienza che le cose (per fortuna) non hanno sempre fatto schifo come oggi. Non so se qualcosa vi è rimasto in quelle zucche vuote, tuttavia a volte mi riaffiorano immagini di una bellezza rara e irripetibile. E queste immagini mi riaffiorano alla mente man mano che la banda di manigoldi che governa il pianeta oggi tenta sempre più di farla sporca, di inventarsi e reinventarsi il passato, di plagiare ed inquinare il futuro.

Io non ho mai nascosto il mio snobbismo fottuto. E allora oggi, vi dirò qualcosa di sconvolgente. Ha ragione la televisione. Sì sì, stavolta ha proprio ragione. Lo ha detto, e quindi ha ragione. A che cosa mi riferisco? Ascoltate: un uomo di lettere (in realtà non tra i miei preferiti, ma poco importa) decide di prendersi 15 minuti di schermo piatto per spiegare la differenza tra due concetti: il grottesco e inutile tentativo di risolvere i problemi con l’ignoranza e la forza, e il far passare il concetto che un problema a livello di socialità e Società di una Nazione sia complesso da affrontare e debellare. Insomma, per farvela breve, reprimere e punire un tanto al chilo non serve a un beneamato cazzo, se non a far sbavare quei patetici giustizialisti che inneggiano alla pena di morte anche per un gatto investito in strada. L’uomo di lettere, è chiaro, ha ragione. Lui ha avuto solo 15 minuti filati, per dirlo. 

Ma il Ministro, che in tv c’è per 2 minuti ogni giorno ad annunciare le sue spettacolari ed inutili repressioni (che fa 14 minuti la settimana, 728 l’anno e non so più nemmeno da quando questo osceno bipede ricopre la sua carica), dice che l’uomo di lettere è bugiardo. Dice che l’uomo di lettere è fazioso. Dice che è pericoloso. Cosa vuole? In realtà, soltanto altri 15 minuti. Magari per sfilare da sotto la scrivania un altro pericolosissimo latitante a comando, tra il bavoso visibilio della sua tribuna di beoti.

E poi si dice che a leggere troppo i giornali si rischia di diventare cattivi… 

Lo Spèsso

Sunday, November 21, 2010