Tutti giù per terra - CSI

Stasera vi racconto una storia. Un fatto che mi è capitato pochi anni fa.

La premessa è comune a molti altri: una storia finisce, mi trovo di colpo a cercare casa, poi trovo casa, ma ho un contratto in scadenza mal pagato, non so bene che ne sarà di me, ma riprendo la mia vita in mano e siccome me la cavo bene, voglio farmi un bel regalo.

Un regalo speciale, diverso dal solito.

Conoscevo un Tizio che a sua volta conosceva quello che all’epoca ritenevo uno dei miei scrittori italiani preferiti e che qui, per garantirne l’anonimato, chiamerò Petecchia.

Vado a ripescare l’indirizzo mail di Tizio e gli spiego che per il mio compleanno avrei tanto voluto scrivere a Petecchia, così, perchè ci tenevo tanto.

Non sapevo neppure bene che cosa gli avrei scritto.
Ma se lui mi avesse semplicemente risposto, beh. Quello sarebbe stato un gran bel regalo di compleanno.

Tizio che fa? Mi risponde mandandomi il NUMERO DI CELLULARE DI PETECCHIA, aggiungendo di dirgli pure che lo avevo avuto da lui.

Rimango perplessa.

Chiedo l’indirizzo mail e mi danno il numero di telefono.
Del cellulare.
Avevo il numero di cellulare dello scrittore che adoravo.

Ma io volevo la mail, perchè me la cavo meglio a scrivere che a parlare.

Dopo mille ripensamenti, prendo il coraggio a quattro mani e telefono a Petecchia, per chiedergli il suo indirizzo e-mail personale.

Penso ‘tanto non avrà problemi a darmi la mail, visto che ho pure il suo numero di telefono’.

Poi magari chissà il numero è vecchio, è sbagliato, è irraggiungibile.

No. Il telefono squilla e io inizio a sentire le vampate al viso.

Risponde lui.
Capite? Risponde LUI.

Riconosco la voce perchè l’ho sentita tante volte nelle interviste.

Non ricordo esattamente il dialogo, ma parto in quarta, un po’ agitata:

“Pronto, sei Petecchia?”

“Sì. Chi parla?”

“Guarda, ho avuto il tuo numero da Tizio e avrei bisogno di rubarti solo un minuto, ma se ti disturbo posso richiamarti in un altro momento”

Lui, freddo ma gentile, mi dice che è all’estero e mi chiede se posso telefonargli la settimana successiva.

Ubbidisco.

Resto in attesa una settimana e lo richiamo, puntuale.

“Ciao, sono Marla. Mi avevi detto di richiamarti oggi perchè eri all’estero, ricordi?”

“Ah sì. Ricordo. Dimmi”

Siccome non mi va di dirgli cose tipo ‘Ho letto tutti i tuoi libri, ti adoro, sei uno dei miei scrittori preferiti’ decido di alleggerire la telefonata dicendo:

“Guarda, mi rendo conto che la situazione potrà apparirti bizzarra. Ho avuto il tuo numero da Tizio, ma io in realtà gli avevo chiesto il tuo indirizzo e-mail. Perchè ci tenevo a scriverti, semplicemente per mandarti una mail. Anzi, per l’esattezza, inviarti una mail sarebbe stato un po’ il regalo di compleanno che volevo farmi”

E aggiungo con tono affabile e divertito:

“In realtà i regali che avrei voluto farmi erano due: una chitarra - la Les Paul - e il tuo indirizzo mail personale, ma siccome la Les Paul non me la posso permettere, eccomi qua”

A questo punto è chiaro che:

1) sono una sua fedele lettrice
2) non ho intenzione di fare altro che mandargli una semplice e-mail, come si farebbe con un amico
3) non sono una pazza nè una persecutrice, perchè nonostante abbia il suo numero in mano da almeno una settimana, non l’ho cercato fino al giorno prestabilito

Insomma, si sente che sono una ragazza tranquilla e per di più pure un po’ emozionata.

Ma il tono glaciale e il contenuto della sua risposta mi gelano il sangue:

“E quindi Tizio ti ha dato il mio numero”

“Beh, sì. Io in realtà non lo volevo. Gli ho chiesto il tuo indirizzo e-mail. Ma lui mi ha dato il tuo numero. Ti garantisco che se non si fosse fidato di me, nemmeno me lo avrebbe passato”

“E tu che cosa vorresti?” replica con tono sempre più freddo e distaccato.

“Come ti dicevo, vorrei semplicemente inviarti una mail. Non ho intenzione di inviarti nè racconti nè cose del genere. Non ho intenzione di divulgare nè il tuo indirizzo nè, tantomeno, il tuo numero di telefono”.

La situazione si fa seriamente imbarazzante.
Oltre ogni aspettativa.

A quel punto lui sta zitto. Continua a non trasmettere il benchè minimo segnale di leggerezza. Nella sua voce manca tutto quello spettacolo di ironia e sarcasmo che mi aveva regalato nei suoi libri.

Insomma. Un palo nel culo di dimensioni inaudite.

Dopo una pausa di silenzio, mi dice frettoloso e infastidito:

“Va beh, segna” e mi detta l’indirizzo legato alla testata giornalistica con cui collabora.

Praticamente l’indirizzo della redazione, che qualsiasi cerebroleso sarebbe stato in grado di trovare sul quotidiano.

Mi saluta di corsa e butta giù, lasciandomi con quell’inutile indirizzo in mano e lo stomaco gonfio di amarezza.

Perchè non si fa così.

Se io fossi una scrittrice giovane e nota e avessi descritto la mia generazione nel modo in cui lo ha fatto lui, mi farebbe piacere ricevere una telefonata del genere.

Poi potrei anche decidere di non lasciare il mio indirizzo e-mail personale, potrei anche incazzarmi perchè un Tizio ha passato il mio numero di cellulare, ma la butterei sull’ironia e probabilmente sarei gentile e sicuramente saprei che con due chiacchiere veloci e divertenti, renderei felice quello che c’è dall’altra parte del telefono.

Ma forse lui non è abbastanza giovane o è già troppo lontano dalla generazione di cui parla, quella che non può permettersi una Les Paul perchè deve fare i conti con precariato, bollette, affitto e spese varie.

I figli degli operai.
I figli dei bottegai.
I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai.
Che cazzo di animali in questi giorni miei.

Come aveva ragione La Zanna quando mi diceva:

“Marla, bisogna innamorarsi degli scrittori morti. Perchè quelli, almeno, non ti deludono mai”.

Tuesday, November 16, 2010