Il Venerdì dello Spèsso – Puntata 28

Per poco non crollo anch’io, ritrovando Lo Spèsso.

Bentornato a casa.

Il Venerdì dello Spèsso


Il Crollo della Galassia Centrale 

ovvero 

“Pompei è uguale ad ogni altra città. La stessa antica umanità. Che si sia vivi o morti non fa differenza. Pompei è un sermone incoraggiante”. (Herman Melville) 
 
 

In realtà non sapevo davvero se tornare. Sono stato qualche volta nel (o “sul”, fate voi) Fightblab, ho appallottolato fogli a metà, ma davvero non sapevo se tornare. Il mese di ottobre è stato davvero un’incredibile prova, di vita e di crescita, anche per uno Spèsso come me. Poi però…poi, una mattina, mentre come al solito il resto del pianeta rotolava inutilmente avanti (e voi con esso), un crollo. Un crollo che si attendeva da tanto tanto tempo, un crollo risolutore, evidente, umiliante e splendido nella sua terribile estetica. Le città muoiono, non serviva certo la mia voce a dirlo, ma qui si tratta di un crollo ben più profondo. E’ una notte cupa, buia, che scende finalmente a decretare il totale e squallido fallimento di questo Paese, di questa Mentalità. Di una Società. Ho imparato qualcosa, oggi.

Ho imparato che nulla può ricomprare il fatto di essere stato uno dei Mille di Garibaldi. Ho capito che mai nessuno potrà restituirmi il giorno dell’inaugurazione della Tour Eiffel. Ho pensato che mi sarebbe davvero piaciuto lanciare sampietrini nelle strade di Parigi, nel maggio ’68, oppure assaltare la Bastiglia con una zappa in mano, nell’indimenticabile 1789. Ho imparato quanto sarebbe stato meraviglioso vedere passare Napoleone a cavallo, e magari ascoltare in un foro affollato le orazioni di Cicerone. Ho capito che solo sul posto avrei finalmente potuto capire le tecniche di battaglia della Falange di Alessandro Magno, e che su una nave diretta a Gerusalemme avrei compreso meglio che cos’è una Guerra Santa. Ho pensato a quanto avrei pagato per sedermi in cerchio ad osservare la danza propiziatoria dei Sioux prima di Little Bighorn, e quanto per vedere Carlo Magno sul trono d’Europa.

Ho capito. Ed insieme ho capito che non potendo in alcun modo aver vissuto tutto questo, come perfino voi potrete arrivare a comprendere, almeno ho diritto di vedere preservare con cura quanto ne resta. Chi detiene il potere (temporale) sulla memoria visiva, abbia il dovere e l’obbligo di preservarla dalla scomparsa…ça va sans dire.

Una realtà che disprezza il suo passato, e non riesce più a scorgere la grandezza tra le rovine dell’Impero, è fortunatamente destinata a scomparire. E almeno questo, devo dire, è incoraggiante.

E quando un uomo di potere fa un passo indietro, e di fronte a tanto scempio riesce solo a dire “la colpa non è solo mia, sapete, che ci potevo fare”, beh…oggi, davvero, ho capito qualcosa. E sono felice. 

Sono felice che nessuno mai, passassero 100 secoli, avrà motivo per ricordare questi scellerati, squallidi anni. E noi con essi. 
 

Lo Spèsso

Friday, November 12, 2010