Io sono certa che Lo Spèsso tornerà.
Ma Beckett mi consiglia di non contarci troppo.
Lo Spèsso è un individuo abbastanza assurdo e difficilmente inquadrabile.
Potrebbe rivelarsi un Godot.
No. Non ci credo. Lo Spèsso tornerà.
Quando e come vorrà lui, quindi piantatela di chiedermi ‘quando torna’ come figli abbandonati da un padre che è corso fuori una sera per comprarsi le sigarette.
Detto ciò, giorni fa ho trascorso una giornata con B.J., dopo mesi e mesi di lontananza.
Al mare.
Giornata uggiosa, un po’ freddina e con quel cielo da Grande Città di Mare quando si avvicina l’inverno.
Con quella vena-malinconica-stuzzica-magoni che ben si sposa con l’animo profondo di B.J. e della sottoscritta.
Una volta le domandai: “B.J., ma se siamo già così malinconiche adesso, a settant’anni come saremo?”
“Ahhh - mi rispose - io ci ho già pensato: mi riempio di psicofarmaci e non-ci-pen-so-più”
Io e B.J. siamo un misto tra il Sassaroli, il Mascetti, il Melandri e il Perozzi.
Per dirla alla supercazzola, siamo in due come se fossimo in quattro.
In gonnella, per di più. E come se vi dicessi qualcosa tipo ‘Vicesindaco’.
Uscendo dalla stazione, la vedo da lontano.
Trasuda eleganza come sempre. Alta, altera e con sorriso da cazzara.
Quando mi avvicino, mi mostra gli stivaloni in cui ha investito l’equivalente di due suoi stipendi e del cui acquisto mi aveva già dato notizia via cavo.
Stivali di pelle, splendidi, morbidi solo a guardarli.
B.J. mi fissa con occhio provocante e, prima ancora di salutarmi, con voce sensuale mi dice:
“Toc-ca-li”
Mi chino ad accarezzarle gli stivali, in un quadretto pseudo-lesbo che attira lo sguardo di più di un passante.
Poi alzo gli occhi, scoppiamo a ridere e, come sempre quando ci si ritrova dopo tanti mesi, non riusciamo a fare altro che guardarci e ridere. Per la contentezza.
Con gli occhi che brillano, tira fuori dalla borsa un pacchettino e mi dice:
“Sono andata in Turchia. Ritieniti lusingata perchè sei l’unica a cui ho comprato il regalo in questo posto. Ahhh sì. Quando sono arrivata lì ho proprio pensato: qui ci prendo il regalino per Marla”
Mentre lo scarto le chiedo: “Perchè? Dove me lo hai preso?”
“A TROIA”.
Che commozione. Un calamita da frigorifero a forma di cavallo di troia.
Da qui il dialogo che inizia B.J.:
“Non è stupendo? Sembra il cavallo dai piedi di balsa”
“E’ vero! E’ bellissimo! E c’è pure la scritta ‘Troia’!”
“Sì! Guarda, non sai il dispiacere, perchè avrei tanto voluto prenderti la maglietta con la scritta ‘Made in Troia’, ma proprio non ce n’erano. Che peccato”
“Ma non ti preoccupare. Sono commossa. Sei andata a Troia e hai pensato a me. Che tenerezza”
Vaghiamo per la città, tra vicoli e negozietti.
Lei si infila nei cortili che sanno di aristocrazia e decadenza. Il suo genere preferito.
Perchè comunque B.J. sa di nobiltà e, come ama ripetere lei stessa: “Bisogna saper essere signori anche con le pezze al culo”, mentre sorseggia il suo the caldo macchiato latte, facendo ballare l’anello con pietra viola luccicante.
E infatti B.J., che dietro i bestemmioni è signora raffinata, mal sopporta l’arroganza, la volgarità e il cattivo gusto dilaganti nel nostro Paese.
Io credo che, in realtà, la frase di Battiato “com’è misera la vita negli abusi di potere” l’abbia scritta lei.
Tant’è che le si rivolta lo stomaco quando legge o sente le notizie riguardanti l’Italia.
“Marla, io capisco il tuo rifiuto a tenere una tv in casa”
e poi, con sguardo pazzo e tono tranquillo, aggiunge:
“Se io ce l’avessi, la spaccherei”.
In effetti non avevo mai messo così bene a fuoco la questione.
Mi ha sempre dato fastidio la tv. Ora che non ce l’ho più, se ne vedo una accesa e commetto l’errore madornale di seguirne qualche minuto a caso, mi viene il nervoso.
E’ una cosa incontrollabile.
Devo cambiare stanza.
Mio nipote l’ha capita bene. Quando mi viene il nervoso, lui cambia canale e mette un programma musicale che mi piace. Così mi si calmano i nervi.
Sortisce l’effetto del violino in Frankenstein Junior.
Ecco perchè mio nipote cambia canale. Perchè sa che altrimenti, di istinto, potrei spaccare il televisore.
Tutto questo per dirvi che B.J. riesce sempre ad illuminarmi, facendomi mettere a fuoco sensazioni a cui non avevo ancora dato un nome.
Grazie B.J.
Mi hai dato un bel suggerimento.
SPACCARE un televisore. Che sublimazione.
Con un bastone, una mazza da baseball, un tubo di ferro.
Immaginate di alzarvi dal divano lentamente annunciando ai presenti, con sguardo pazzo e tono tranquillo:
“Adesso lo spacco”.
Questo sì che sarebbe un gesto da signori.
