Quando cucino (preparando qualcosa di più elaborato di una pasta al tonno), amo ascoltare musica.
Il che significa che, prima di iniziare, resto almeno dieci minuti davanti ai mobili dei cd per sceglierne uno.
Spesso e volentieri, in questi casi, opto per Sex Change dei Trans Am.
Ricordo bene quando Bob si sporse dal bancone del negozio per infilarmi le cuffie, dicendo:
“Senti questo. Vedrai che ti piacerà”.
Ed era rimasto in attesa a fissarmi, come quelli che ti fanno assaggiare un bicchiere di vino e poi ti guardano aspettando una risposta, un’espressione.
Con un disco è diverso rispetto a un bicchiere di vino, perchè il disco devi sentirlo tutto o comunque devi sentire più pezzi per farti un’idea.
Ma quando Bob mi infila le cuffie e mi guarda mentre fa partire il primo pezzo, sa che in pochi secondi mi si allarga un sorriso a tutta faccia.
E così fu per Sex Change dei Trans Am.
E’ un disco che mi rilassa, mi diverte e se fossi rincoglionita dalla New Age potrei anche dire che mi fa sentire in armonia con il cosmo.
Ma io al limite sono rincoglionita dalla New Wave, che è un’altra cosa.
Metto su Sex Change e inizio ad affettare le verdure.
Perchè questa sera a cena da me verrà Il Maestro.
E quindi, conoscendolo da vent’anni e non avendogli mai preparato niente di decente, stasera gli propongo il mio cavallo di battaglia: il couscous alle verdure.
Il segreto sta nel tagliare le verdure a pezzettini con amore.
Se non le tagliate con amore, il couscous non viene buono.
Avere Il Maestro a cena è per me un vero onore. Dico sul serio.
Lui ad esempio detesta dare consigli, ma io sostengo che lui trasmette direttamente degli insegnamenti.
Ad esempio, quando ho bisogno di una direzione, lo cerco.
Lui non me la indica. Però dopo avere parlato con lui, mi sento in pace con me stessa.
Questo accade perchè, in fondo, è anche un po’ un maestro Zen e non solo di chitarra.
Mi dispiace che, se leggerà questo post prima delle otto, il couscous non sarà più una sorpresa.
Ma quantomeno saprà di non doversene portare da casa.
In più di un’occasione ha ripetuto ridendo alla sua consorte, che si affannava perchè cenavo da loro:
“Ma cosa ti agiti… che Marla, si sa, mangia nella carta come i gatti”.
Non aveva poi tutti i torti.
E’ stato poi Bob, con il suo amore incondizionato per la cucina, a farmi capire che anche le padelle possono essere punk.
E non è un caso che in questo post abbia parlato di Bob e del Maestro.
In fondo, sono un po’ i Miei Maestri, da sempre.
