Fly me to the moon - Diana Krall

Sabato 4 Settembre.

Il matrimonio del Soldato.

Mi tremano le gambe. A me, che solitamente neppure commuove questo tipo di celebrazione.

Ma questa volta il matrimonio è speciale. Non solo perchè gli sposi hanno scelto di farlo con rito civile, breve e stilosissimo, in una splendida cornice della Grande Città di Mare.

Non solo perchè saremo una trentina e tutti rigorosamente toccati dall’evento.

Ma perchè, inutile dirlo, questa è davvero un’unione sentita. Vera.

E’ l’unione di due persone che, come avevo anticipato, marciano fianco a fianco da tempo, superando dure prove di sopravvivenza.

Ed è così che mi trovo a tacchettare di corsa per la Grande Città di Mare. Appuntamento con Ics, al porto.

Ics che sento almeno dieci volte prima di incontrarlo, perchè “Ics, quanto dista il Comune a piedi”, “Ics, quanto ci metteremo”, “Ics, guarda che ho i tacchi, non posso starti dietro”.

Quasi giunta al luogo dell’appuntamento, mi chiama Ics:

“Dove cazzo sei?”

“Sono qui Ics, sto arrivando. Non mi vedi ancora?”

“Aspetta un po’. Sei quella col vestito nero, i tacchi rossi, la borsetta bianca-rossa-nera e la faccia da bagascia?”

Oui, c’est moi.

Partiamo di corsa.

Ho l’ansia del ritardo. Ics, davanti a me, con una cravatta nera e una cintura che gli fa due giri della vita perchè imprestatagli da un suo amico, ogni tanto si gira preoccupato per controllare di non avermi perso per strada.

Intanto si guarda costantemente intorno per apprezzare le turiste.
Indicandomele.
Ma io, o guardo dove metto i piedi o guardo le fighe su cui punta gli occhi Ics.

Nel frattempo mando un messaggio alla sorella del Soldato:

“Sto tacchettando come una baldracca per i vicoli. Tra poco arrivo”

Risposta:

“Non dirlo a me. Tranquilla. Intanto stiamo risolvendo il problema dei documenti scaduti di mio fratello”.

Ma come scaduti?! Si presenta al suo matrimonio con i documenti scaduti?!

Non è il momento di porsi altre domande.

Tacchettando tra i ciottoli, arrivo a destinazione.

E la sposa, che vedo per prima, è uno splendore. Solare come non mai.

E poi lui, il mio Amico. Agitato, emozionato, in un’altra dimensione.

Mi dice: “Ho perso tutti i parenti per strada. Vedi di recuperare quattro comparse per riempire la sala”

E Ics, pronto: “Se mi dai i soldi vado a prendere una nigeriana per farle recitare la parte della mia fidanzata”

I parenti non si vedono ancora, ma noi dobbiamo entrare in Comune.

E’ giunta l’ora.

Sono a fianco del Soldato, in veste di testimone.

Felice, immensamente felice, di essere accanto a lui, in quel momento, dopo vent’anni di amicizia.

Al momento della firma ufficiale, lui si gira e mi dice: “Mi trema la mano”.

“Ci credo, amico. Trema anche a me”.

Un uomo visibilmente emozionato. Un uomo tutto d’un pezzo, un uomo in carriera, abituato a giocare con le sfide della vita.
Un uomo così a cui tremano le mani.
Che tenerezza. Gli sorrido e gli pizzico una guancia.

La sposa ha gli occhi gonfi di lacrime.
Ma non per la commozione da matrimonio che molte donne avvertono nel pronunciare il fatidico ‘Sì’.
Piange perchè rivede tutto quello che lei e lui hanno visto insieme, fino a quel momento.

Ed è impossibile non commuoversi.

A un certo punto, realizzo che ad accompagnare la cerimonia c’è una pessima versione midi della patetica Everything I do, I do it for you (Bryan Adams).
E siccome la vera amicizia è capirsi senza parlare, al Soldato è sufficiente notare la mia espressione per farmi presente all’istante che gli sposi si dissociano dalla scelta musicale. Soltanto che il cd portato da loro non funzionava e gli addetti ai lavori hanno pensato bene di sostituirlo invece di optare per un ben più dignitoso silenzio.

Andiamo avanti e sorridiamo, come ama dire Il Soldato.

Mentre il funzionario del Comune legge le norme del Codice Civile, mi giro e cerco Ics con lo sguardo. Ics ricambia prontamente con un sorriso.
Ed è come tendere un filo che lega Il Soldato, Ics e la sottoscritta.
Tutti e tre. Vicini. In quel momento.

Poi tutti al pranzo. Villa di lusso, vista mare.

Per l’occasione, il nostro regalo è il chitarrista di Paolo Conte che ci diletta per l’intera giornata, con tanto di contrabbassista al seguito.

Inutile dire che all’ennesimo bicchiere di Erbaluce di Caluso che mi versa Ics, gli sussurro: “Adesso vado là, con tacchi e vestitino, e ammiccando chiedo al chitarrista - con cadenza romanesca e voce roca: Ahò, ma è vvero che te soni ‘a chitara co’ CConti?!

Ics esplode a ridere e mi fa subito eco con frasi tipo: “No, perchè io c’ho er poster de Conti e Falcao. ‘A mejo cosa, proprio”.

Dopo il discorso di ringraziamento dello sposo pronunciato in italiano, in tedesco e in francese - viste le diverse nazionalità che siedono ai tavoli (e con la sposa che ride dicendo: “Sembra un convegno dell’ONU”), ci spostiamo in terrazza.

Dove ho modo di iniziare a conoscere anche la testimone della sposa.

Dovete sapere che la sposa, francese, ha da sempre un punto di riferimento fondamentale, che considera la sua ‘mamma italiana’.
La sua testimone, appunto.
Una donna bella, energica e sensuale con la quale mi viene incredibilmente spontaneo ridere e scherzare.
E che mi invita a ritornare nella Grande Città di Mare per sorseggiare un Negroni, insieme.
Che donna.

Per il resto, potrei andare avanti ore a raccontarvi la giornata.

Ma vi lascio a immaginarci su quella terrazza, al sole.

Mentre guardo il mio migliore amico sorridere, completo, perchè non poteva fare scelta migliore.

Thursday, September 9, 2010